P_20150626_161908

Manuel Festi, un talento trentino pronto a esplodere

Da Nomi agli States passando tirando i dadi per trovare la tensione della gara. Manuel Festi, classe 1997, è l’ultimo dei tanti talenti del tiro con l’arco sfornati quasi costantemente dalla K-Kosmos. Nonostante la giovane età ha già alle spalle diversi piazzamenti a livello internazionale ed è reduce dallo stage “Talenti 2020” che alla Baldresca ha riunito per tre giorni i migliori giovani arcieri. Italiani. Assieme ai suoi compagni di nazionale, Manuel non poteva mancare al raduno voluto dalla federazione al Cerism di Rovereto per migliorare ulteriormente le proprie prestazioni. La sua è una passione di famiglia, tramandata dal padre attraverso il fratello maggiore: “Da piccolo – spiega Manuel – facevo nuoto, ma mai a livello agonistico, non ho mai preso parte a nessuna competizione Ho cominciato nove anni fa seguendo le orme di mio padre e di mio fratello. Dopo sette anni con l’arco olimpico sono passato al compound. Non mi trovavo a mio agio con l’arco tradizionale, soprattutto in allenamento e il rapporto con l’allenatore ne risentiva”.P_20150626_162006

E non si è sbagliato se è vero che è da qualche anno in nazionale, nel 2014 ha messo in bacheca il titolo italiano, l’argento agli europei “targa” giovanili di Lubiana e la medaglia d’oro a Mosca nei campionati europei allievi a squadre e negli ultimi 3 anni ha affrontato 5 trasferte internazionali e il mese scorso è salito sul terzo gradino del podio con la squadra azzurra al mondiale giovanile di Jankton, negli States. Abbastanza per fugare ogni dubbio sul suo talento, anche se difficilmente vincerà le Olimpiadi, dato che la sua disciplina non è inserita tra quelle dei Giochi: “Rimarrò sempre nel compound – prosegue Manuel – anche se per ora non fa parte dei giochi olimpici. Penso però che tra qualche anno sarà inserito perché comunque lo spettacolo non manca. Nell’arco si vedono i migliori sbagliare notevolmente il bersaglio, ottenere 7 o 6 punti con una freccia, mentre con il compound la precisione e l’adrenalina sono molto più alte e di conseguenza anche lo spettacolo. Tutto si gioca nell’arco di pochi millimetri. E’ una disciplina più in linea con l’evoluzione tecnologica di questi ultimi anni”.
Quante volte alla settimana si allena un azzurro del tiro con l’arco?
Quando è possibile tutti i pomeriggi, anche un pomeriggio intero. Non mi è mai piaciuto fare un allenamento per tirare soltanto qualche freccia, quindi appena posso mi dedico per un paio d’ore anche alla preparazione fisica, che molti miei colleghi invece trascurano. Si tratta di aumentare la potenza del tronco, delle braccia e degli addominali, in quanto nel compound gli arti superiori sono piuttosto sollecitati. L’arco pesa attorno ai 5 chilogrammi e lo si solleva moltissime volte. Alla lunga la fatica si sente. Per aumentare la precisione cerco di simulare le gare, dove la pressione è molto più alta. La tensione sta nel sapere il punteggio che hanno totalizzato gli avversari e così provo una sorta di gara: tiro i dadi e io mi pongo l’obiettivo di superare il punteggio, o di eguagliarlo se esce il massimo.P_20150626_153013
Qual è il segreto di un buon atleta di tiro?
La testa e la concentrazione. L’aspetto mentale in questo sport conta almeno per l’80%. La tecnica la si può acquisire anche in un tempo relativamente breve, ma la concentrazione, i nervi saldi e la giusta mentalità sono molto più difficili da allenare e chi riesce a sviluppare meglio queste tre qualità alla fine vince.
Il tempo per studiare lo si trova?
Sì lo si trova, lo si deve trovare. Ho il diploma di perito elettrico all’Enaip di Villazzano, anche se il sogno rimane quello di diventare un professionista di questo sport. Voglio arrivare in alto e già la convocazione al raduno dei Talenti 2020 voluto dal Coni è un buon inizio. Speriamo in bene. Si può ancora fare tanto e devo fare tanto. Mio padre ha fatto dei sacrifici per permettermi di gareggiare anche solo per questo devo impegnarmi al massimo per arrivare in alto.

Be Sociable, Share!