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“La scuola sia più attenta ai bisogni degli sportivi”

A lezione di nuoto e di vita tra sedute in acqua e in palestra, una chiacchierata con lo psicologo e nozioni sull’alimentazione. Pochi giorni fa 18 giovani talenti del nuoto tra i 13 e i 15 anni e provenienti da ogni parte dello Stivale hanno trascorso il fine settimana a Rovereto in compagnia del tecnico federale e responsabile delle nazionali giovanili  Walter Bolognani, dei suoi collaboratori e dello staff del progetto Talenti 2020. Una full immersion vera e propria dove i ragazzi hanno imparato non solo tecniche per migliorare la loro azione, ma anche stili di vita e suggerimenti su come organizzare il proprio tempo. Ne abbiamo parlato assieme al tecnico trentino Bolognani, tra un esercizio propedeutico e qualche stoccata al sistema scolastico italiano. _MG_2965

Due diversi allenamenti al giorno. Coach Bolognani ci può spiegare come si sono svolte  le giornate?
Fuori dalla vasca, assieme al preparatore atletico federale, abbiamo lavorato con esercizio per migliorare la coordinazione, lo sviluppo, la postura e la percezione corporea in acqua. E ancora lavori sulla cintura addominale e dorsale che si comportano di esercizi in equilibrio precario che allenano proprio i muscoli addominali e dorsali. Il movimento dei nuotatori proviene proprio dal “core” ed è necessario prestare molta attenzione a quella struttura muscolare. Se questi muscoli sono stimolati adeguatamente e lavorano bene sarà migliorata anche la prestazione. Allo stesso tempo sono stati svolti esercizi sulla mobilità articolare e il miglioramento della “forza” e dell’efficienza muscolare per stimolare elasticità e mobilità in acqua.
E in acqua?Walter-Bolognani-Criteria-2015
In vasca abbiamo fatto delle esercitazioni propedeutiche alla nuotata, degli esercizi per capire, esplorare il livello dei ragazzi. Attraverso delle sedute mirate abbiamo studiato le tecniche di nuotata, di virata e della fase subacquea. In seguito anche in questo caso abbiamo svolto delle sedute per migliorare la tecnica di nuotata, virata, l’efficienza della battuta di gambe, la partenza e così via. Infine abbiamo svolto un ulteriore test ripetendo per sei volte i 50 metri (due vasche della piscina roveretana) partendo lentamente e incrementando sempre di più la velocità fino ad arrivare quasi al 100% dello sforzo. I ragazzi possono così riconoscere le sensazioni derivanti dalle diverse velocità e capire la fluidità della bracciata mentre noi tecnici possiamo capire la loro capacità di gestire lo sforzo e la tecnica acquisita.
Avere una bracciata più efficace significa nuotare più veloci e diminuire la fatica.
Esatto. Si chiama efficienza propulsiva. Con una bracciata migliore si riduce il numero delle bracciate necessarie per coprire la stessa distanza, questo significa risparmiare energie preziose che possono vneire utili più avanti, magari in un rush finale. Sono concetti importantissimi che vanno inculcati a quest’età, altrimenti poi sarà tardi.
Forse sarebbe meglio aumentare il numero di giorni?
Non saprei, ma penso di no. Dobbiamo ricordarci che questi ragazzi vanno tutti a scuola e provengono da ogni parte d’Italia quindi trascorrere più giorni con noi significa perdere giorni di scuola. Vanno bene 3 check all’anno brevi, con un programma fitto per evitare di interferire troppo con l’attività scolastica. Poi devo ammettere che non ho notato tra i giovani né cali d’attenzione né difficoltà.
Cosa si potrebbe fare ancora?
Il progetto Talenti 2020 è una grande pensata, un progetto completo che a noi permette di visualizzare 18 ragazzi tre volte l’anno e seguirli nel loro cammino, parlare con loro delle difficoltà che incontrano e dare dei suggerimenti su come organizzare la loro vita. una cosa bellissima ma purtroppo è ancora troppo poco. Sarebbe necessaria più comprensione proprio da parte delle strutture scolastiche e non parlo soltanto di aumentare le ore di educazione fisica. Non chiedo che i ragazzi sportivi vadano trattati meglio, ma magari un pizzico d’attenzione in più non guasta. Penso, banalmente, a evitare di interrogare un ragazzino il lunedì mattina, quando magari ha passato tutta la domenica lontano da casa tra viaggi e competizioni. Purtroppo è ancora viva l’equazione che chi fa sport non ha voglia di studiare, quando la realtà afferma esattamente l’opposto. Chi sceglie di fare sport è un ragazzo che ha preso una decisione importante su come utilizzare il suo tempo, va applaudito e rispettato dalla scuola. Alcuni stati europei si stanno muovendo in questa direzione e stanno facendo qualcosa per spronare lo sport inteso non soltanto ad altissimi livelli e di aumentare le ore di movimento. Anche in Italia bisogna fare di più e non parlo solo di aumentare la quantità e la qualità dell’educazione fisica: i licei sportivi sono un’ottima soluzione per fare un esempio, ma non basta. Si può e si deve fare di più.

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