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Sport e risultati: ne parlano i genitori

Si chiama sport, si legge vita. Quella vita che imparano i ragazzi quando decidono di intraprendere una disciplina sportiva fatta di emozioni, fatica, illusioni, delusioni, soddisfazioni, premi e gioia. Un percorso che porta i ragazzi alle volte a diventare campioni, altre, quasi tutte le altre no. Ed è proprio per queste altre volte che la presenza dei genitori nel sostenere i propri ragazzi diventa importantissima. Ecco perché nelle riunioni periodiche del progetto Talenti 2020 spesso il primo incontro dello staff è rivolto proprio ai genitori che hanno accompagnato il ragazzino allo stage di turno. Nella riunione lo staff del progetto non manca di sottolineare i comportamenti giusti e sbagliati dei genitori nell’approcciarsi al figlio che pratica una disciplina sportiva tenendo ben fermo il fatto che nell’età dello sviluppo i ragazzi cambiano pelle ogni giorno e le prestazioni possono variare di molto. Il ruolo del genitore non è mai facile, ancora di più quando il proprio orgoglio vorrebbe vedere un figlio sempre vincente. Ma, si sa, prima di vincere bisogna imparare a perdere ed è qua che i genitori hanno un ruolo importantissimo.P_20151222_103408
Stefano Peveri, padre di Laura che nei giorni scorsi ha svolto lo stage di allenamento per i pattinatori su ghiaccio, commenta così le informazioni ricevute nella riunione assieme agli altri genitori: “L’impostazione penso sia giusta – afferma – anche il nutrizionista ha un ruolo molto importante affinché gli atleti non si perdono per strada. Al Cerism ci sarà la possibilità di raccogliere numerosi dati sulle caratteristiche di ogni sportivo e, attraverso il confronto dei dati si avrà un’idea precisa del percorso fatto. Un punto debole? Ci sono genitori come me che fanno oltre 200 chilometri per essere presenti, sarebbe importante dare dei “compiti a casa” ai ragazzi per tenere alta l’attenzione su temi quali alimentazione e stile di vita per avere riscontri più frequenti circa i progressi dei ragazzi e non parlo di risultati sportivi”.P_20151222_115754
I genitori cosa possono fare per i ragazzi?
Debbono rispettare la scelta dei loro figli e ricordarsi che la priorità è preservare l’integrità del bambino. Debbono ricordarsi che quello che seguono in campo o in pista è prima di tutto un bambino, non un atleta. Avrà tempo per diventarlo ma almeno fino a 14 anni è un bambino e questo è un pensiero che tutti dovrebbero fare quando vanno sulle gradinate a vedere i propri pargoli. Inoltre i genitori devono avere rispetto per l’operato degli allenatori senza sostituirsi. Se un allenatore dice a un bambino di fare una cosa e a bordo campo o a bordo pista il genitore dice esattamente l’opposto il risultato sarà di spiazzare completamente il piccolo sportivo che non saprà più cosa fare e qua entra in gioco la società.
Cioè?
La società, i dirigenti devono sapere quando intervenire e “prendere per un orecchio” il genitore indisciplinato e far capire quanto è devastante questo atteggiamento nei confronti del bambino. Fortunatamente anche il Coni spinge molto su questi temi e sulla preparazione dei dirigenti.
Una società più presente quindi.
E’ chiaro. la società deve avere almeno un dirigente sempre presente agli allenamenti. Ne avranno benefici i ragazzi che sapranno dell’interessamento della società con la quale potranno confrontarsi, ma anche l’allenatore che potrà svolgere il suo lavoro con più gratificazione. Se a ogni allenamento il coach deve perdere almeno 15 minuti per questionare con uno o l’altro genitore la seduta ne risentirà qualitativamente. L’allenatore non può fare da parafulmine per tutto, è necessario che ci sia un filtro, e questo filtro è costituito dai dirigenti. Penso che il genitore debba essere presente ma solo per incitare e sostenere il proprio figlio e capire che gli allenatori   sono preparati proprio per metterli nelle migliori condizioni possibili per svolgere lo sport. Perché si chiama sport, ma si legge vita.calcio2

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