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Sport e alimentazione: ne parliamo con Paolo Crepaz

Non saltare i pasti, alimentarsi correttamente, bandire gli integratori e limitare le merendine. Sonosolo alcuni dei consigli dati dallo specialista dell’alimentazione Paolo Crepaz ai giovani sportivi. Non solo lavoro specifico in palestra, non solo sedute con gli psicologi ma anche un percorso per imparare l’importanza di una corretta alimentazione. Per diventare campioni ed esprimere al massimo il proprio talento è necessario abbinare agli esercizi anche una dieta equilibrata, senza eccessi e prolungata nel tempo. Ecco perché nei raduni periodici viene curato anche questo aspetto, troppo spesso sottovalutato dagli stessi giovani che finiscono per dare retta ai media senza tener conto delle conseguenze di atteggiamenti sbagliati nel lungo periodo.
P_20151112_172826Dottor Crepaz, cosa si insegna ai ragazzi?
Il senso del nostro intervento è che l’alimentazione è un elemento importante tanto quanto l’allenamento. Come si costruisce il fisico svolgendo allenamento, così si allena il fisico con il cibo. Il secondo passo è che non esiste un’alimentazione che fa vincere, ma una sana alimentazione e, quando non è sana, si perde. Semplice, ma non così scontato come si crede.
Come si svolge il lavoro con i giovani?
Ci sono tre incontri previsti. Nel primo si parla di alimentazione sana: il principio generale è la distribuzione ottimale dei pasti, la qualità e la quantità dei cibi. Poi si parla di alimentazione pregara e preallenamento, e di idratazione: si esaminano le bevande sportive, energetiche e gli integratori. Infine lavoriamo a gruppi di 5-6 ragazzi dialogando tutti assieme riassumendo quanto fatto nei primi due incontri.
I ragazzi come arrivano a questi incontri?
Debbo dire che mi hanno sorpreso in positivo e in negativo. Sono molto più informati, attenti, preparati dei loro coetanei che non praticano sport e delle loro famiglie. Tutti, per esempio, sanno l’importanza di fare 5 pasti al giorno, fanno la prima colazione, cosa che non avviene per molti altri studenti che si svegliano e corrono a scuola. Il problema nasce sulle bevande e sugli integratori dove vige la quasi più totale confusione e risentono della spinta mediatica dei prodotti e di chi li consuma e a 13-15 anni non ha senso assumere creatina.
Integratori vietati, insomma946183_418388054926574_1802278651_n
Esatto, purtroppo i ragazzi vedono gli sportivi di alto livello assumere gli integratori e pensano che siano una sorta di pillola magica. E’ un mito che bisogna sfatare al più presto, spiegando che le bevande sportive costano uno sproposito rispetto a quello che realmente sono e che con un po’ d’acqua, sale e succo d’arancia si ottiene la medesima cosa. Inoltre gli integratori non migliorano affatto le prestazioni sportive, al punto che chiediamo sempre a chi ne fa uso di dimostrarci la reale necessità. E puntualmente cadono. E puntualmente bisogna spiegare che quando si segue una dieta equilibrata per quantità e qualità difficilmente si può giustificare l’utilizzo di un integratore.
Spesso i ragazzi hanno diete poco consone per le loro attività
Il concetto di base è che con un’alimentazione sbilanciata si può arrivare a ridurre una prestazione ridotta anche del 30%. Il problema è che l’alimentazione prima dell’allenamento. Spesso i ragazzi hanno allenamento appena terminata la scuola e arrivano al campo o alla palestra direttamente dall’aula, mentre invece sarebbe meglio fare un’abbondante colazione e un abbondante spuntino, ma non è semplice portare a scuola un piatto di pasta o simile. Curiosamente, invece, sorprende molto venire a sapere che i ragazzi considerano le merendine come degli snack, come un piccolo pasto alternativo. Invece sono dei dolci, sono pieni di zuccheri e grassi e non contengono proteine e la loro assunzione dovrebbe essere molto limitata.  salute-alimentazione
Parlando con alcuni tecnici è emerso che i ragazzi hanno difficoltà all’estero
Il problema quando si va all’estero è la non abitudine a una cucina differente. Se l’adulto sa che deve mangiare determinati cibi ricchi di proteine si adegua, un ragazzo ha più difficoltà a farsi piacere un cibo lontano dalla propria consuetudine e magari finisce per saltare il pasto o chiudersi in camera a mangiare patatine, biscotti e altri snacks che sicuramente influiscono negativamente.
Obiettivi per il futuro?
Uno semplice semplice. Lasciare qualcosa di tangibile agli allenatori, genitori e famigliari, in modo che più persone possibile possano essere coinvolte in questo aspetto del ragazzo e che questi comportamenti positivi diventino delle abitudini.

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