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Preparazione Olimpica: intervista a Elio Locatelli

Intervista a Elio Locatelli, consulente tecnico dell’Area Sport e Preparazione Olimpica del CONI, e responsabile nazionale del progetto “Talenti2020″

Dott. Locatelli, come è nato il Progetto “Talenti2020″?

L’idea è nata in funzione della candidatura di Roma alle olimpiadi 2020 di qualche anno fa. In seguito le cose sono andate diversamente ma credo sia stata una buona cosa richiamare quel momento nel nome del progetto. In seguito, per un periodo, si è parlato di questa novità, ma non c’era grande partecipazione. Quando Andro Ferrari lo ha presentato con i suoi collaboratori in una conferenza qua a Roma io ero presente per l’amicizia che mi lega a lui e a Giorgio Torgler. Volevo capire il funzionamento del progetto e la sua validità per poi proporlo ai miei capi. Sono rimasto subito colpito favorevolmente, e dopo aver visto come lavora il gruppo posso dire che è davvero una bella cosa.

Il Progetto da quel momento si è consolidato e continua, con ad oggi 10 Federazioni Nazionali coinvolte.

Sì, l’importante adesso è che le Federazioni ci mandino i migliori giovani.
Una volta individuati i talenti poi bisogna seguirli: noi li vediamo due-tre volte all’anno in Trentino, ma quando arrivano agli stage è importante che abbiano fatto un percorso di sviluppo importante.
Se così non è, diventa difficile capire chi tra questi ragazzi potrà diventare un buon atleta, per ora nessuno lo può prevedere, nessuno può saperlo.
Il potenziale atletico si comincia a vedere proprio in età adolescenziale, però poi per arrivare al risultato bisogna avere un percorso di sviluppo che non sempre è possibile nel nostro Paese per i problemi della scuola, della famiglia, anche della testa dell’atleta.
L’ importante è che intanto le Federazioni facciano un monitoraggio costante e soprattutto ci mandino sempre gli stessi atleti, per evitare che ci siano dei cambi, altrimenti il lavoro risulta inutile.

Come si sviluppa il rapporto tra CONI Nazionale e CONI Trentino?

Il CONI crede molto in questo Progetto, infatti il presidente Malagò ha voluto rinnovare personalmente, con una visita in  Trentino, la convenzione con la Provincia.

Il Progetto “Talenti2020″ é il “Progetto pilota dello sport giovanile italiano”, pensa che il modello sia esportabile in altre regioni d’Italia?

Purtroppo non è così semplice, soprattutto per le risorse da investire. Sarebbe il massimo riuscire a trovare un’organizzazione che abbia le possibilità per fare un monitoraggio e soprattutto dare delle opportunità anche a chi verrà dopo, a quelli che in francese vengono chiamati relèves, rincalzi. In ogni caso il Progetto è nazionale, racchiude atleti da tutta Italia, bisogna valutare quindi se abbia senso riprodurre questo modello.

Più in generale, sta cambiando la realtà degli atleti nel percorso verso l’ Olimpiade, massima aspirazione per ogni sportivo?

Il percorso degli atleti è gestito da ogni Federazione in maniera diversa, noi ci proponiamo come preparatori olimpici per supportare, quando ad es. si vuole fare qualche indagine più profonda sulla valutazione biomeccanica o fisiologica. Noi mettiamo a disposizione i nostri centri, soprattutto qui a Roma e a Formia, dove possiamo raccogliere i dati in maniera ottimale, come a Trento per i giovani.
Insomma, l’autonomia delle Federazioni è importante. In questi giorni ad esempio ha avuto degli ottimi risultati lo snowboard, che quest’anno ha effettuato la preparazione estiva nel centro federale di Formia: siamo molto contenti, per noi è già buono essere elemento di supporto.

Un tema che porta spesso lo sport alle cronache, ma purtroppo in maniera negativa, è il doping..

Io credo molto nella parte dell’educazione, la cosa più importante è educare gli atleti.
Bisogna che tutti insieme ci sforziamo a far capire che il doping non va bene, non fa bene alla salute, al di là poi del Fair Play e dello spirito olimpico. Però questo deve essere un processo continuo, ed è più importante delle misure repressive. Sia gli atleti che i tecnici devono crescere con questa mentalità, le scorciatoie non servono a niente.

Una battuta sulla candidatura ai Giochi Olimpici 2024.

Secondo me è una cosa importante, e molto, per il Paese e per lo sport. Essendoci questa volontà anche da parte del Governo credo che sia una buona opportunità per noi.
Quindi speriamo, anche se vincere è un’altra cosa, ci sono anche gli altri, come la Francia che ha il centenario. Speriamo di farcela, la vedo una cosa molto positiva.
In occasione dei Giochi Olimpici 2006 a Torino sono stato Sports management director per 3 anni e ho visto la città cambiare…sono delle buone cose.

In conclusione, tornando al tema centrale del Progetto “Talenti2020″ e vista la sua esperienza di tecnico: quali elementi portano un talento a diventare un campione?

Innanzitutto bisogna dire che l’identificazione del talento è solo una parte, poi bisogna passare allo sviluppo, che è la parte più complessa.
In quanto alle condizioni per diventare campione direi, come fanno gli inglesi che many agencies are involved: la scuola, la famiglia, la Federazione…e poi la motivazione dell’atleta, che deve essere ambizioso, voler emergere e diventare qualcuno. Però bisogna seguirlo, tutte le parti devono interagire per questo.
L’environment è molto importante: quando ad esempio un atleta diventa un po’ più grande ha bisogno di un allenatore all’altezza, che però non è così semplice trovare a casa propria, e questo complica le cose.
Degli sforzi vanno fatti e questo Progetto, questo “centro pilota”, è veramente interessante.

 

 

 

 

 

 

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