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Orienteering, una sfida tra corsa e cartine

P_20151218_153138Nei boschi a caccia di “lanterne”. Prima però meglio affinare tecnica e stile di corsa al Cerism. Nei giorni scorsi 13 tra i migliori ragazzi dell’orienteering azzurro hanno fatto un “pit stop” a Rovereto. Tra le federazioni aderenti al progetto “Talenti 2020″ c’è anche l’orienteering. Nato all’inizio del secolo scorso nei paesi della Scandinavia e da lì diffusosi piuttosto rapidamente, la corsa a orientamento non ha ancora ricevuto i “gradi” per l’ammissione ai Giochi Olimpici, ma in Italia ha trovato terreno abbastanza fertile se è vero che i tesserati sono circa 10mila.  non sono mancati i buoni risultati anche a livello giovanile e non stupisce che tra i 13 atleti presenti ci sia anche il primierotto Riccardo Scalet, fresco di medaglia d’oro agli europei junior e la bolzanina Lia Patscheider, che nella stessa categoria ha conquistato l’argento. Per loro le consuete sedute con gli psicologi e con gli esperti di alimentazione e due diversi tipi di preparazione, come racconta il responsabile per la Fiso dei talenti, Pierpaolo Corona:
“La preparazione – spiega – si divide in 2: una parte di corsa semplice, molto simile a quella che fanno i mezzofondisti dell’atletica leggera. In questo sport gli atleti più competitivi devono avere buoni livelli di resistenza perché si può correre anche per un paio d’ore; la seconda parte è quella più “tecnica” e riguarda la lettura della cartina. Le cartine che gli atleti hanno a disposizione contengono molte informazioni, spesso e volentieri molte in più di quanto realmente ne servono. In questo caso bisogna capire come estrapolare le nozioni necessarie e quelle più importanti per raggiungere e riconoscere gli oggetti vicini. Chi vince? Vince chi impiega meno tempo a completare il percorso”.P_20151218_150547
Ecco perché i ragazzi hanno sostenuto una prova tecnica al Doss Trent, proprio per migliorare sul campo la lettura della cartina e associare oggetti reali ai simboli disegnati. Una sessione durata un paio d’ore: “Solitamente – prosegue Corona – l’allenamento dura tra i 60 e i 90 minuti, due o tre volte la settimana, ma questi ragazzi si allenano tutti i giorni come gli agonisti.  Non mancano le gare agonistiche, solitamente questi ragazzi fanno una trentina di gare l’anno, più le competizioni internazionali se si qualificano. Purtroppo non andranno alle Olimpiadi, ma hanno la possibilità di ritagliarsi qualche alloro internazionale come già alcuni di loro hanno fatto. Inoltre, per lo stesso motivo hanno un’età media più alta rispetto ai colleghi degli altri sport che transitano a Rovereto: sono tutti tra i 16 e i 20 anni perché nell’orienteering la maturità agonistica si raggiunge dopo i 25 anni”.P_20151218_151156

Le gare cui partecipano sono diverse: “A differenza con altri sport non si contano i chilometri, ma il tempo: chi allestisce il percorso calcola il tempo necessario per completarlo e poi comunica alla gara. Ci sono gare sprint da 15 minuti, ma anche gare molto più lunghe, a staffette, gare a tempo massimo e addirittura all’estero ci sono gare in notturna. Per questo serve una grande preparazione fisica di base. Non è un caso che la maggior parte dei ragazzi provenga dall’atletica, così come non è un caso che i 10 mgliori in europa siano degli ottimi interpreti della corsa campestre. Quando si comincia, da giovani la prima difficoltà è quella di leggere la cartina e quindi la gran parte del tempo si passa con la cartina in mano. Poi, crescendo, diviene fondamentale la preparazione atletica. Ecco perché è importante cominciare presto dedicando il giusto tempo alla tecnica e poi affinare le doti di resistenza. L’orientamento ha uno sforzo diverso perché i percorsi non sono quelli delle strade o della pista. Si corre nei boschi e spesso ci sono da affrontare pendii ben più scoscesi di quelli di una corsa campestre”.  .

 

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