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“La vittoria più grande? Quella con noi stessi”. Don Alessio Albertini racconta il suo modo di vedere lo sport

“Rovesciamo il nostro modo di guardare allo sport per crescere uomini e non solo sportivi” Le parole sono quelle di don Alessio Albertini (fratello dell’ex calciatore Demetrio) intervenuto al convegno “Politica e Politiche sportive a confronto: linee di pensiero e strategie d’azione possibili”, svoltosi a Trento e organizzato dal Coni. Il consulente ecclesiastico del Centro Sportivo Italiano ha spiegato come genitori, tecnici e ragazzi dovrebbero, a suo modo di vedere le cose, intendere lo sport per evitare eccessi di agonismo e abbandono precoce: “Lo sport è un bello strumento, una bella occasione di crescita usata in un contesto sociale per aiutare le giovani generazioni ad allenare la propria persona e per preparare la propria vita. Se vogliamo che lo sport diventi uno strumento educativo la prima cosa che genitori e tecnici devono fare è quello di domandarsi “ma che cosa voglio che diventi questo ragazzo?”. Se la risposta è “voglio che diventi un campione” – risposta legittima – l’attività sportiva sarà proposta e sarà vissuta in una sola direzione, in una sola modalità. Col rischio serio di mettere addosso al giovane sportivo un peso per lui insopportabile. Un’altra risposta possibile è “voglio che diventi un uomo che possa anche diventare un campione”. Un uomo ha però bisogno di tante altre cose, non solo muscoli, allenamenti e tempo sul campo, ma anche di relazione, di attenzione, di vittorie, sconfitte e regole. Credo che ci siano strumenti fortissimi che solo lo sport ha: primo la socialità, in tempi in cui si vive di narcisismo, di solitudine, di esclusiimgresone della relazione, lo sport ti mette insieme anche se fai uno sport singolo perché ti confronti con un altro e appartieni a una società; poi c’è la disciplina, perché lo sport è fatto di regole e avversari da rispettare, e poi la passione che muove tutto e che non deve mai mancare. Lo sport è fortemente educativo perché ti insegna a vincere e ti mette davanti a un obiettivo. E’ perché hai davanti un obiettivo – la vittoria – che sei impegnato a dare il meglio di te stesso. Ma cos’è la vittoria? Troppo spesso la vittoria è intesa come il risultato assoluto. Non a caso solitamente si sentono frasi come “devi vincere altrimenti sei fuori” oppure “il secondo è il primo dei perdenti”. Eppure chi non arriva primo alle Olimpiadi vince altre medaglie diverse da quella d’oro ha vinto qualcosa. Una volta, ho portato dei ragazzi in cima a una montagna e sulla porta del rifugio c’era scritta questa frase “le più alte cime, quelle che non svaniscono mai sono le conquiste su noi stessi”. Questa è la più grande vittoria che si deve insegnare a un atleta. Vincere su se stessi, i propri limiti, le pigrizie e la rassegnazione. Dovremmo imparare qualche volta, a guardare i risultati “al contrario”, tenendo presente da dove si è cominciato e non solo dove si è arrivati”

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