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Psicologia e talento con Giuseppe Vercelli

Sfatare alcuni miti che nel tempo hanno danneggiato gli sportivi e allenare la mente per migliorare le prestazioni sportive. Nei raduni che periodicamente svolgono gli sportivi all’interno di Talenti 2020 sono previste diverse sedute con gli psicologi. La figura di riferimento è Giuseppe Vercelli. Psicologo e psicoterapeuta, tra gli ambiti della sua attività c’è anche la psicologia dello sport e della prestazione, da molti anni lavora con gli atleti delle squadre nazionali italiane, Responsabile dell’area psicologica della Fisi e della Fick ha partecipato come psicologo ufficiale del Coni alle Olimpiadi Invernali di Torino e Vancouver ai Giochi Olimpici di Pechin e di Londra. Inoltre è consulente per Juventus e responsabile scientifico del centro studi di Juventus University, la scuola calcio che la società bianconera ha voluto per formare tecnici e calciatori del futuro. Sin dall’inizio collabora con il progetto Talenti 2020 coordinando l’attività dello staff degli psicologi che lavorano assieme ai ragazzi nelle varie giornate di raduno programmate in trentino. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per capire, o provare a capire, in che modo la mente influisce le prestazioni
Come si svolge il lavoro degli psicologi?
Bisogna innanzitutto sfatare vecchi miti che hanno devastato lo sport. Non esiste più l’allenatore che in campo urla e di conseguenza i ragazzi o gli sportivi migliorano. Al giorno d’oggi l’allenatore deve essere in possesso di competenze diverse, deve saper gestire la leadership nello spogliatoio. Un’altra leggenda metropolitana è quella legata al “motivatore”. Non esiste il motivatore. Esiste un pensiero che può essere automotivatore. Sono gli atleti che devono imparare a motivarsi. Su questo interveniamo noi, parlando di automotivazione strutturale. E’ importante gestire gli stati emotivi delle persone incanalandoli verso due direzioni: prima per aumentare le prestazioni fisiche, poi per trasformare lo stato emotivo in energia propulsiva. Bisogna capire come funziona il nostro cervello, capire come lo si può usare per migliorare le prestazioni e avere la consapevolezza che con la cornice giusta si possono migliorare le proprie performances. Per fare un esempio, se si utilizza il “non” nei discorsi tutto allora diverrà automaticamente più difficile.
Spesso si parla anche di approccio a una sfida a una partita o a un appuntamento, si interviene anche su quello?
In questo caso si tratta di atteggiamento che va allenato e migliorato. Sono pochi, pochissimi gli sportivi che riescono ad avere un atteggiamento giusto in ogni occasione o situazione. Nei ragazzi lo si fa con esperienze educanti, insegnando comportamenti che migliorano l’atteggiamento. Accanto a questo si insegnano delle tecniche per gestire l’ansia, per aumentare la concentrazione e gestire al meglio le situazioni in caso di emergenza.P_20151029_173727
Come è cambiato lo sport e gli sportivi nel tempo?
La differenza principale rispetto a qualche anno fa è che lo sport è molto più scientifico che in passato e questo è un dato molto importante. Oggi in numerosi casi società e federazioni hanno in possesso numerosi dati sugli atleti del tipo più svariato per sapere dove intervenire e come migliorare. Inoltre esistono apparecchiature che possono elaborare tecniche di rilassamento per permettere all’atleta di capire da una parte come può controllare il proprio corpo, e dall’altro lato dove deve lavorare per raggiungere l’obiettivo preposto. Per quanto riguarda le prestazioni è cambiata soprattutto la fame di risultati, che fa la differenza. Lo vediamo in alcuni settori dove gli sportivi fanno dei buoni risultati, entrano in un corpo militare e lì si fermano perché evidentemente quello è il loro obiettivo. Questo però si traduce in un dramma a livello di risultati e attese per un ragazzo o ragazza che potrebbe arrivare molto di più e invece è appagato dell’appartenenza a un corpo militare.
Come si può migliorare ulteriormente i giovani sportivi?
Beh, il progetto Talenti 2020 è una grandissima opportunità. In Italia non esisteva niente del genere, in Europa solo in Francia si lavora in maniera simile con i giovani e ricordiamo che sinora quasi tutti i progetti organizzati dal Coni a livello nazionale sono miseramente falliti. I ragazzi che arrivano da noi oltre a essere i migliori sono molto interessati e la sfida futura è quella di dare loro la possibilità di ripetere ogni giorno quanto appreso in modo che questi atteggiamenti positivi e questa capacità di pensare possa diventare strutturale nei loro allenamenti.

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