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A scuola di alimentazione per diventare campioni

A scuola di alimentazione e di motivazione per sviluppare il proprio talento e mettere in campo tutte le proprie potenzialità nelle gare che contano. Nei giorni scorsi i giovani arcieri della nazionale giovanile hanno svolto il terzo stage del progetto Talenti 2020, sviluppato dal Coni di Trento. I convocati erano Francesco Cecchetti (Arcieri Di Assisi), Andrea Monego (Arcieri Del Piave), Alberto Luvisetto (Arcieri Del Castello) e Simone Guerra (Arcieri Vicenza), Giulia Mammi (Sportinsieme), Vanessa Landi (Arcieri Montalcino), Nicole Canzian (Arcieri Del Piave), Chiara Rebagliati (Arcieri 5 Stelle), Tanya Giada Giaccheri (Compagnia D’archi), Sara Ret (Arcieri Isonzo) e Veronica Zuffi (Arcieri 5 Stelle) per l’arco olimpico, mentre per il compound sono stati selezionati Manuel Festi (Kosmos Rovereto), Simone Baradel (Gruppo Arcieri Maniago) e Jesse Sut (Kosmos Rovereto) insieme a Camilla Alberti (Arco Club Tolmezzo). Tutti si sono ritrovati nel Palakosmos di Rovereto per tre giorni di collegiale seguiti dal tecnico Stefano Carrer e dal suo staff.  Obiettivo nel breve periodo, prepararsi al meglio ai prossimi appuntamenti internazionali, nel lungo termine preparare le Olimpiadi giovanili del 2018. Abbiamo incontrato il direttore tecnico della nazionale giovanile Stefano Carrer che ha seguito da vicinissimo tutti i ragazzzi.

P_20150628_111955Coach Stefano Carrer ci spiega come avviene lo stage e come si sviluppano i talenti?

Selezioniamo noi i ragazzi d’età tra i 14 e i 15 anni, e quello appena conclusosi è il terzo e ultimo raduno per questi atleti facenti parte del progetto. L’obiettivo è quello di prepararli al meglio per le Olimpiadi giovanili del 2018. Qua a Rovereto per fortuna c’è una struttura eccezionale, una delle migliori in Europa, del personale preparato e questo contribuisce al crescente entusiasmo dei ragazzi e, perché no, anche dei tecnici.
Quali sono le attività svolte?
Attività di tiro, sostanzialmente, poi al Cerism (il centro di ricerca sullo sport di Rovereto, ndr) effettuiamo tutti i test fisici e atletici del caso. Nella sala pesi del Palakosmos lavoriamo sulla preparazione fisica oltre alle sedute con lo psicologo e l’esperto nutrizionista. In complesso il percorso è molto utile sia ai giovani che possono correggere difetti e affinare la preparazione, sia per le rispettive famiglie. Sono infatti coinvolti anche i genitori dei ragazzi, cosa molto importante per capire e sostenere il progettoin tutte le sue sfaccettature.

P_20150628_112735E i ragazzi rispondono a dovere?
Eccome. Crescono sotto tutti i punti di vista. A livello sportivo sono già i migliori d’Italia, poi in questi anni alcuni di sono saliti sul podio dei campionati europei di categoria. I ragazzi sono tutti nel giro della nazionale, alcuni hanno già fatto esperienze all’estero e un paio sono tornati proprio pochi giorni fa da un torneo negli States. Due di loro sono specializzati nel “compound”, tutti potranno ritagliarsi delle soddisfazioni nei prossimi anni.
Anche alle olimpiadi di Rio?
Magari quelle sono un po’ troppo vicine, anche se non si sa mai, ma penso che quelle del 2018 a livello giovanile e quelle nel 2020 a livello assoluto siano alla portata di alcuni.
Sono abbastanza 3 giorni per coprire tutte le attività?
Sono giusti, anzi, l’ideale per l’attività di cui abbiamo bisogno. Spesso sono meglio 3 giorni così che 10 proprio per la specificità delle attività e per non diventare eccessivamente ripetitivi nei confronti dei ragazzi, i quali, bisogna ammetterlo, hanno partecipato molto volentieri e si sono impegnati a fondo.
Su quale aspetto si lavora di più in questi giorni?
Sulla preparazione fisica, aspetto molto importante pur in presenza di uno sforzo non intenso. Questi ragazzi sono atleti che normalmente tirano molte frecce e passano molte ore assieme ad arco e frecce e una buona preparazione fisica aiuta molto nel gesto tecnico. Le gare durano anche molte ore e capita che per molto tempo stiano fermi e poi si debbano far trovare pronti all’appuntamento e non risentire della fatica fisica e nervosa. Inoltre nel corso della gara può fare molto caldo, freddo, piovere o tirare vento, due variabili che aumentano il livello dello sforzo. Poi c’è anche l’aspetto mentale da non trascurare.P_20150626_145622
In che senso?
Nel senso che bisogna rimanere sempre concentrati e prestare attenzione quando si tira e pure quando non lo si fa cercando di mantenersi sempre pronti. Anche questo comporta un certo dispendio di energie. In questo senso è molto import
ante anche il lavoro dello psicologo che segue i ragazzi e li aiuta a tirare fuori il meglio di loro in ogni circostanza.
Cosa sottovalutano i ragazzi?
Spiace dirlo ma, come fanno molti loro coetanei, l’aspetto più trascurato è quello del cibo. Se quotidianamente, nelle loro case, riescono a seguire più o meno i dettami della sana alimentazione, il discorso cambia quando vanno all’estero, dove tendono a mangiare quello che capita e quando capita. Un problema più importante di quanto si creda perché poi una scorretta alimentazione ha ripercussioni negative sulla prestazione in gara. Spesso i ragazzi non sanno cosa mangiare al momento giusto, perché magari la gara comincia alle 9 e bisogna svegliarsi alle sei del mattino e mangiare almeno due ore prima, ma non tutti gli alimenti possono andare bene a quell’ora e si finisce per mangiare cibi che poi non si digeriscono o che non forniscono un’adeguata energia. Ci sono molte variabili nel nostro sport e ognuna di queste si riflette poi nella prestazione.

Uno dei motivi per cui i ragazzi nei tre giorni di permanenza nelle strutture trentine svolgono almeno una serata in compagnia di un esperto di nutrizione per riuscire ad alimentarsi al meglio durante i giorni di gara anche quando si è lontani da casa.

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