“Persone di talento si diventa cogliendo le sfide come momenti di apprendimento”

08 agosto 2018

Giuseppe Vercelli, 50 anni, torinese, docente di Psicologia Sociale presso l’Università degli Studi di Torino, responsabile area psicologica Juventus F.C. ed Official CONI per le Olimpiadi di Torino, Vancouver, Londra, PyeongChang, dal 2014 collabora con il progetto CONI “Talenti 2020” in qualità di supervisore scientifico del percorso educativo-formativo.

 

Professor Vercelli: cos’è il talento?

Con il termine “Talento” possiamo identificare una persona che, all’interno di un contesto specifico di prestazione, ha saputo sfruttare le sue doti e qualità innate, affiancandole a un percorso di apprendimento e di miglioramento continuo che lo ha portato a (o lo faciliterà nel) raggiungere l’eccellenza.

Talento: una qualità trasversale che coinvolge tutte le dimensioni della persona-atleta o solo di un elemento legato a particolari abilità tecniche d’eccellenza?

Fintanto che ci si focalizza su una performance, di qualsiasi tipo, le capacità e le qualità sono prevalentemente circoscritte a un ambiente particolare. Il talento in uno sport, ad esempio, non permette il trasferimento dello stesso in un secondo contesto prestativo. Quello però che può essere trasversale, se si viene supportati nella traslazione, è invece l’approccio mentale che contraddistingue il talento. Attraverso un affiancamento a 360° è infatti possibile identificare e consolidare i punti di forza che hanno caratterizzato la prestazione nel contesto “di appartenenza”, per trasformarli e adattarli alle nuove richieste prestative.

Persone di talento si nasce o si diventa?

Le variabili che influenzano la complessità di una persona sono innumerevoli pertanto non possiamo ridurre la questione alla contrapposizione tra innato o appreso. Persone di talento si diventa perché si è riusciti, con più o meno facilità, a consolidare proprio quelle qualità che Madre Natura ha concesso per cogliere le sfide che si sono presentate lungo il percorso come momenti di apprendimento che vanno al di là della vittoria e della sconfitta.

E’ possibile, nello sport come nella vita, diventare migliori di persone già dotate da Madre Natura?

La questione è irrilevante poiché tutto dipende da come un individuo decide di impiegare il proprio tempo a disposizione. Il confronto tra persone diverse è infatti la risultante di due percorsi individuali indipendenti determinati dal loro grado di affrontare e superare i propri limiti. La risposta sta quindi nel come l’individuo, dotato o meno, talentuoso o meno, riesce a sfruttare gli elementi che incontra nel suo percorso di apprendimento per raggiungere livelli prestativi sempre più elevati: il fatto di poter diventare migliore degli altri diventa semplicemente una conseguenza.

Quali sono le vie per sviluppare il talento di un giovane atleta e prevenire il suo abbandono o l’allontanamento dalle posizioni di vertice?

Gli ingredienti per coltivare le qualità di un giovane atleta non cambiano, indipendentemente che questo sia un talento o meno. Tutto ciò che viene proposto dall’equipe formativa-educativa del Progetto Talenti 2020, fortemente voluto dal prof. Andro Ferrari, rispetta i criteri e le ricerche scientifiche più recenti in questo campo, e ha l’intento di condividere con allenatori, genitori e giovani atleti le linee guida più efficaci per esaltare il talento. Ciò che può facilitare un percorso sportivo, educativo, psicopedagogico che punti all’alto livello riguarda sicuramente la possibilità di usufruire di un “ambiente amico”. Questo è determinato da figure professionali che siano in grado di accompagnare l’atleta nel processo di apprendimento, nel valorizzare i propri punti di forza e nella capacità di colmare le aree di miglioramento presenti. Allo stesso modo sarà necessario un ambiente che non estremizzi la ricerca dei risultati, ma che sappia pazientemente attendere il giusto momento. Ne costituisce un esempio lo sport giovanile e l’importanza che spesso viene erroneamente data alla strenua ricerca di risultati. Questa politica del “tutto e subito” rischia infatti di “bruciare” gli atleti poiché non tiene in considerazione il loro ritmo di maturazione, nella completa noncuranza dei propri limiti e con il conseguente abbandono del contesto sportivo. Solamente grazie al rispetto di tali presupposti si potrà condurre l’atleta a raggiungere il massimo potenziale, riuscendo a definire insieme obiettivi di apprendimento sempre più elevati che preservino la sua motivazione.